L’URLO DELLA BRIXIA NEL SILENZIO DI VERZIANO

Seconda sfida e seconda vittoria per la nostra Brixia Paranoika. Vittoria molto diversa dalla prima ma con lo stesso scarto di misura: infatti il BsSporting è battuto per 4-3 dai nostri ragazzi. Rispetto alla prima giornata è una brixia diversa quella che si presenta al campo di Verziano, sia sul piano dell’organico sia su quello motivazionale. La vittoria all’esordio e la rosa rimpolpata fa crescere nei cuori paranoici la consapevolezza di essere una vera squadra che può ambire alla vittoria. Infatti, gli animi sono alti, i sorrisi risplendono illuminando una giornata altrimenti uggiosa e la voglia di scendere in campo è tanta.

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Ore 14.30 siamo in campo. Un campo triste. Triste perché: oltre alle mura del carcere siamo circondati anche dal silenzio, il silenzio di quelle urla di incitamento assenti, che in una partita di calcio non possono mancare, perché dal mio punto di vista il calcio è pura gioia. La direzione penitenziaria, nella sua “infinita saggezza”, ha deciso che tutti i detenuti debbano rientrare in carcere subito dopo la loro partita.

Adesso, non sono, solitamente, una persona che fa molta polemica, ma questa situazione mi ha infastidito alquanto. Crei un’iniziativa pro detenuti per alleviare le loro difficoltà, le loro frustrazioni, i loro dolori e perché no la loro noia, e cosa succede: li rimandi in carcere mentre l’evento in loro favore è in corso?! La trovo alquanto una presa in giro di pessimo gusto, per delle persone che, nonostante gli errori commessi, sono già state private di molto. Non ne capisco il senso.

Torniamo a noi. Si scende in campo: stretta di mano, lancio della monetina e saluto al pubblico, scusate alle panchine. Si parte: La Brixia con i suo 2-3-1 parte ordinata e prende le misure dell’avversario. Concede qualcosina nei prima cinque minuti, dove gli avversari prendono le misure della porta Paranoika protetta da Kimos. Passata la fase di studio la brixia si mostra molto ordinata prendendo il sopravvento in campo e nel punteggio: primo tempo Brixia 3- BsSporting 0. Si rientra in campo, più rilassati ma ancora concentrati. La Brixia segna il 4 gol. Qui arriva l’errore dettato dall’inesperienza che mai più deve ricapitare: è fatta, abbiamo vinto!!! La Brixia si rilassa va con 10 minuti di anticipo sotto la doccia. Gli avversari colgono il clima rilassato e scendono in cattedra: 10 minuti di puro inferno, di lotta su ogni pallone, di difesa difesa difesa. La rimonta avversaria si ferma a 3 reti, fischio finale; l’urlo Brixia nel silenzio di Verziano! Ci siamo anche noi. Sabato 12 dicembre si affronteranno i pluricampioni del Torneo, i Bonvicino.

Avanti Brixia e Avanti lo sport popolare!!!

 

[ringraziamo Willy per il prezioso contributo]

CALCIO…POLVERE E SUDORE

[Pubblichiamo con molto piacere questo contributo sul torneo di Verziano a cui partecipa la BRIXIA*PARANOIKA scritto da chi non l’ha giocato tra i “liberi” – Aprile 2014- campo di calcio di Verziano L.C.]

Amo il calcio, ma non quello professionistico dei campionati di serie A, non riuscirei a seguire per intero una partita, atleti viziati che si atteggiano a superstar, con tagli all’ultima moda, che giocano più per il vil denaro, che per una maglia o una fede da onorare, oltre il fatto, che il calcio è diventato una grande arma di “distrazione di massa”. La vera passione la sento in quei campi polverosi di periferia, con il manto erboso ormai consumato dai tacchetti e il terreno irregolare, che rendono i rimbalzi del pallone un incognita e spezzano le caviglie, porte senza reti, atleti under e molto over, rachitici e obesi, che indossano magliette e calzoncini spaiati, uomini che sudano e faticano solo per il gusto di un sano divertimento. E così, anche in tutti quei campetti dimenticati all’interno delle carceri Italiane: Qui a Verziano è il torneo UISP, che occupa i sabati pomeriggi dei carcerati, squadre di detenuti sfidano squadre provenienti dall’esterno, solitamente è la squadra del carcere a perdere, anzi sempre, ma è un opportunità per chi vi partecipa, di sfogare le frustrazioni, frutto di una convivenza forzata, dimenticarsi per qualche ora della propria condizione di recluso, e per chi partecipa come spettatore, di farsi una grassa risata. Gli incontri, ricordano molto, scapoli contro ammogliati di fantozziana memoria, uomini completamente fuori forma, con pancetta, acciaccati dall’età, che entrano in campo fumando frettolosamente l’ultima sigaretta, e a volte anche durante le fasi di gioco, privi di allenamento, hanno sempre fatto una stile di vita agli antipodi del vero atleta, per molti l’unico sport mai praticato era la corsa…per sfuggire alla sbirraglia. A volte scappa un litigio, il piccolo torneo è molto sentito, la testa calda è sempre quella, tutte le colpe ricadono sugli arbitri, allenatori vengono mandati a quel paese, sbraitano per tutti i 40 minuti della partita, cercando di insegnare il gioco di squadra, la disciplina e l’ordine, cose difficili da comprendere per noi, il tutto è più una jam session, dove ognuno improvvisa stonando. Gambe tese, falli da codice penale, papere clamorose, bestemmie tonanti e molto spesso infortuni…rispetto questi eroi da periferia, gente di strada… io resto ai margini del campo facendo da spettatore divertito, e a volte commento; “ma quel gol lo facevo pure io”, non è vero! Mi faccio due risate, per 40 minuti ho dimenticato chi sono e soprattutto dove sono.

 

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IL CUORE OLTRE L’OSTACOLO

Inizia con una sconfitta per tre set a zero la stagione sportiva della Kamunia Paranoika Volley, battuta dalla ITAS assicurazioni sul campo di Edolo. Nonostante la sconfitta i giocatori festeggiano insieme ai tifosi durante e dopo la partita, come se la vittoria andasse oltre il punteggio. Anche l’allenatrice appare tranquilla e ottimista, nell’aria l’idea che gira è che la squadra “può crescere continuando ad allenarsi e giocare insieme”.

Ottima presenza anche della Torcida che inonda di colore e cori il palazzetto di Edolo per più di un’ora, sostenendo a gran voce la Kamunia.
Lo spirito guascone è salvo dunque, atleti, atlete e tifosi escono a testa alta da questa lunga trasferta con un grazie e un arrivederci per la prossima partita a Cogno, domenica 15 novembre alle ore 21.00
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Forza Kamunia Paranoika Volley!
Forza Unione Sportiva Stella Rossa!
Uniti nello sport popolare!

INCIDENTI DI PERCORSO

Le ultime due uscite della Kamunia Paranoika Calcio non sono state per nulla esaltanti: un pareggio ed una sconfitta con due squadre non certo di alta classifica. I paranoici sembrano avere un po’ perso per strada quella convinzione che le belle prestazioni di inizio campionato avevano saputo dare.

 

Nel pareggio contro Guerini Servizi Funebri, agguantato all’ultimo con un gol per certi versi fortunoso, si era già messa in risalto una strana distrazione della squadra ed un approccio molle alla gara. Il turno di pausa per le festività del primo novembre non è bastato per ritrovare la concentrazione necessaria.

La sconfitta contro il Montecchio, una squadra generosa ma non certo irresistibile, fa suonare forte un campanello d’allarme. Il risultato è certo un po’ bugiardo: il 2 – 6 finale non è una reale rappresentazione dei valori in campo ma deve certo far correre ai ripari.

Sabato 14 alle 16:00 sul campo di Terzano l’armata biancorossa è attesa da una delle trasferte più difficili dell’anno (forse la più difficile) contro l’Angolo Celtics. La pazza K*P ci ha abituati a tutto, anche a dare il meglio di sé proprio nelle partite più dure.

Senza paura e con la certezza che questo momento di appannamento passerà sabato tutti a Terzano.

Avanti Kamunia!

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BRIXIA PARANOIKA: ESORDIO CON VITTORIA

Finisce con una vittoria al fulmicotone la partita di esordio della Brixia Paranoika dopo 40 minuti di lotta, stanchezza e bestemmie pregate in tutte le lingue del Mondo. Un 3 a 2 inferto alla squadra “C” dei carcerati che ha un sapore agrodolce, cerchiamo di capirne il motivo.

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È sabato 24 ottobre 2015, sono le ore 13 circa quando la formazione non completa per via di alcune tessere mancanti si presenta ai cancelli del carcere di Verziano, periferia sud di Brescia, dopo i controlli di rito si aprono i portoni e i ragazzi mettono per la prima volta piede in un carcere. Ciò che le mura perimetrali celavano da fuori, appare subito ai loro occhi: uno spazio aperto coperto da prato (e campo da calcio) nella zona sud, una palazzina a un piano di fronte e poco più dietro una costruzione su tre piani che ospita le celle.

Gli ospiti entrano nella prima palazzina al cui interno sembrano esserci locali adibiti alla ricreazione (palestra, laboratori, chiesa, ecc.) e gli spogliatoi. Ci si muove sempre e solo scortati da un paio di guardie, così finalmente, verso le 13.30 la Brixia mette i tacchetti sulla terra carceraria.

Sono tanti gli uomini presenti, alcuni con le casacche della squadra di casa, altri indaffarati in altri sport, alcuni che oziano a bordo campo. Anche le nazionalità rappresentate appaiono subito svariate, sicuramente tanti italiani ma anche magrebini. È appunto egiziano il primo ragazzo che si unisce noi, cercavamo un portiere e si presenta lui: benvenuto. A traino si aggrega anche un altro ragazzo che sarà la nostra punta per buona parte della partita.

Il tempo stringe, la tensione si mangia il riscaldamento, la Brixia si guarda in giro più che pensare al pallone, inutile negare che il posto in cui si gioca rappresenta una novità troppo grande per concentrarsi al meglio. I mister danno il modulo (il classico 2-3-1) e la formazione, è ora di iniziare.

Primo tempo agonistico e sofferto, la Brixia va avanti di uno grazie a un gol di testa ma i padroni di casa recuperano subito, si corre molto in campo, si controlla poco la palla e la partita si fa fisica. Si rientra nel secondo tempo carichi, più carichi dei carcerati che accumulano stanchezza e nervosismo, la Brixia potrebbe affondare il colpo ma non trova lo specchio della porta per buona parte della ripresa, complici la fatica e alcuni infortuni pregressi.

Il tempo scorre, siamo ormai negli ultimi minuti quando una doppietta tanto pesante quanto repentina porta il risultato sul 3 a 1, pochi secondi al triplice fischio, solo il tempo per i padroni di casa di tentare la rimonta ma chiudendo invece sul 3 a 2. Saluti e strette di mano alla fine sanciscono il rispetto per l’avversario.

Fino a qui il dolce. L’amaro c’è e lo si porta a casa, noi che a casa ci possiamo andare. L’amaro è quella sensazione, da qualche parte nello stomaco, di aver condiviso, anche solo per un attimo, la vita di persone costrette in una gabbia, un perimetro troppo stretto per chiunque, un sistema che porta a una non-vita. L’amaro è lì, nello stomaco, che ci ricorda di come non sono persone diverse da noi quelle incontrate in quei pochi minuti in campo, sono il nostro specchio che riflette un’altra vita ma che potrebbe capitare a chiunque. L’amaro è lì e penso che lo ritroveremo spesso in questo torneo.